In questi giorni ben dieci mesi fa mi trasferivo a Liverpool, un sobborgo di Sydney che dista quasi un’oretta dal centro. Una distanza dal centro che tiene alla larga tanti, anzi tutti, i turisti da quest’area. Un peccato oserei dire, ma forse no. Forse è meglio così, perché non vorrei che questo quartiere che ormai chiamo casa mutasse, stravolto da quella ventata di freddezza portata dal turismo che trasforma i luoghi rendendoli scintillanti, praticamente perfetti, tutti uguali, senza alcuna pecca o cosa fuori posto. Perché si sa, di fronte ai turisti bisogna “nascondere la polvere sotto al tappeto” un po’ come quando arrivano ospiti a casa e tu (cioè io) all’ultimo minuto ti ritrovi a mettere in ordine e riporre tutto nei cassetti e negli armadi.

Ma anche gli australiani stanno lontani da Liverpool e in generale dal “Far West di Sydney” perchè, si pensa, siano aree non troppo safe. La mia conversazione con un australiano/italiano tipico sul proprio quartiere si trasforma quasi in una commiserazione e uno sguardo della serie “oh poverina!” o “come diavolo hai fatto a finire là?” e tutti rimangono piuttosto sgomenti di fronte alla mia felicità di vivere a Liverpool. Sì molto probabilmente gran parte dei fattacci raccontati nelle news riguardano i sobborghi del West di Sydney, salvo poi che gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto squilibrati colpire nel CBD, il cuore della city.

Un quartiere multiculturale

Sarà forse la multiculturalità che spaventa, quella diversità che invece di incuriosire, intimorisce. E forse sarà che io non mi sono mai sentita al 100% italiana per davvero, rifiutando ogni tipo di stereotipo ed etichetta, ma trovandomi bene nel mondo, in quel mondo fatto di miliardi di persone diverse, volti e colori diversi.

Gli italiani “di passaggio” per gran parte vivono a Bondi perché, diciamolo, fa figo, mentre altri si stabiliscono in quartieri italiani come Leichardt, Haberfield, ecc., dove ristoranti negozi e quant’altro riecheggiano al Bel Paese: praticamente è un po’ come non aver mai lasciato l’Italia, o almeno questo è quello che si percepisce ad un primo impatto. Penso di essere l’unica italiana, o forse una delle poche, a Liverpool (se qualcuno c’è batta un colpo!): e non che la cosa mi dispiaccia, in fondo. Del resto Liverpool ha poco a che vedere con la Sydney delle spiagge piene di surfisti tutte muscoli in mostra, bibitoni proteici e capelli biondi che luccicano il sole. Qui si beve il caffè al cardamomo accompagnato dalla baklava, il termine vegetariano sembra quasi un’eresia o una strana malattia che colpisce lo sfortunato e la vegemite è quasi bandita (e grazie al cielo!). Per me Liverpool è un’utopia, un mondo formato miniatura dove posso passare allegramente da “marhaba” a “spasibo” a “hola” in un battito di ciglia.

dolcetti arabi

Dopo i primi mesi di “osservazione”, devo dire che comincio a conoscere meglio questo luogo, capirne le varie sfaccettature, amarne i contrasti e penso che in realtà poi penso assomigli più ad una tipica cittadina italiana di tanti altri luoghi di Sydney: Macquarie Street, la via pedonale di fronte al centro commerciale Westfield, è una sorta di piazza con tavolini all’aperto sempre occupati di persone che prendono il caffè e chiacchierano allegramente, più avanti ci sono tavolini dove gli anziani giocano a carte e ad altri giochi, mentre nei negozietti di frutta, di noci e gli alimentari c’è sempre un gran via vai di persone che tra un acquisto e l’altro si fermano a fare un po’ di conversazione. Come in tante zone centrali di Sydney ci sono gli homeless e qualche junkie, categorie di cui non si parla mai quasi come se si facesse finta non esistessero.

E nei miei primi giorni qua ci ho messo un po’ ad orientarmi: negli scaffali vedevo prodotti dalle scritte strane provenienti dai paesi più disparati e sentivo parlare nelle lingue più diverse, dall’arabo al russo. Ognuno con la sua “specializzazione“: i russi gestiscono i caffè e le panetterie, molte famiglie di paesi arabi hanno negozietti di frutta, noci e alimentari, gli instancabili turchi arrivano con le loro mitiche pizze, il gozleme e altre delizie mediorientali come il manoosh. Dietro ogni attività c’è una storia diversa, dalla famiglia irachena fuggita dalla guerra, alla signora giordana che gestisce una pasticceria a pochi minuti da casa mia (a cui andrebbe un premio solo per il fatto di aver aperto una pasticceria a due passi da me!) e che ama raccontare del fatto che il figlio abbia spostato una ragazza irlandese. E nei piccoli negozietti di Liverpool capita che quando ti dicono “how are you doing?” non si tratta solo di cortesia come avviene tipicamente, ma azzardano persino ad iniziare una conversazione, uno stile nettamente differente dall’australiano standard (o almeno quello che abita le grandi città) per il quale quel “how are you doing?” è una semplice formalità da sbrigare perché se poi prosegui nella conversazione la sua espressione dice palesemente “no ma guarda che io volevo solo essere cortese non è che volessi fare conversazione”.  Per molti di Liverpool c’è alle spalle un passato non felice, una vita difficile che emerge dai loro occhi e si riflette nelle sfumature più ombrose di questo sobborgo, dal passato non certo troppo spensierato.

Città a parte, un mondo lontanissimo

Liverpool è uno dei più antichi insediamenti urbani di Sydney e le sue radici risalgono agli inizi del 1800. Ad attraversare il quartiere c’è il fiume Georges River attorno al quale oggi sono nati piccoli parchi di quartiere e sentieri dove camminare e correre. Un tempo il fiume era una delle maggiori vie navigabili e questo, assieme alla realizzazione della linea ferroviaria che collegava Liverpool a Sydney e a Melbourne, resero Liverpool un importante snodo dei trasporti soprattutto per quanto riguarda le merci agricole. Fino agli anni ’50 Liverpool restò una città satellite dove l’economia si basava principalmente sull’agricoltura, ma il suo destino venne inglobato dall’inevitabile espansione urbana di Sydney e divenne presto uno dei sobborghi della metropoli, un’area perfetta per costruire magazzini e industrie. Un’area perfetta anche per costruire i condomini della Housing Commission, un’agenzia governativa che si occupa di assegnare una casa alle famiglie a basso reddito e a coloro che non possono permettersi un affitto. Le famiglie furono trasferite qui dai quartieri centrali di Sydney, in seguito ai progetti di riqualificazione che coinvolsero questi ultimi rendendoli posti cool e costosi.

Tramonto sul George River

Cosa ne sarà di Liverpool?

Liverpool cambierà. Il cambiamento si respira nell’aria si avverte nel profilo urbano di questo sobborgo. Nuovi condomini di lusso stanno crescendo per alleggerire i quartieri centrali di Sydney sovrappopolati, la Western Sydney University e numerosi college tra cui Tafe NSW presidiano il quartiere attirando schiere di studenti universitari, nuovi graffiti abbelliscono gli edifici, il colosso commerciale Westfield non a caso ha da tempo “fiutato” l’affare creando la sua seconda filiale proprio qui. Un mossa azzardata nel 1970, ma che avrà i suoi frutti tra un decennio quando Liverpool diventerà il centro della West Sydney. A perdere forse saranno i piccoli negozietti, ma spero non si perderà la magia, quel senso di comunità che si respira qui come in pochi altri sobborghi in cui ho vissuto a Sydney.

Cosa vedere a Liverpool

Se per sbaglio (ma proprio per sbaglio eh!) vi capita di passare da Liverpool, tadà, ci sono anche cosucce interessanti da fare, tipo:

  • visitare il Liverpool Regional Museum, dove troverete alcuni reperti e storie sullo sviluppo di questa area sin dal tempo degli aborigeni;
  • Westfield Liverpool è il classico centro commerciale pieno di negozi di ogni genere;
  • la Collingwood House è una residenza di inizio ‘800;
  • il Bigge Park è una splendida area verde di fronte al college Tafe dove ci sono aree giochi per bimbi, una piccola palestra all’aperto e panchine per sedersi;
  • la chiesa anglicana St Luke’s è la più antica di Sydney e si affaccia su Macquarie Street;
  • Macquarie Street è il viale principale del quartiere dove trovate negozi e tanti ristorantini. Da provare!

Cosa mangiare a Liverpool

  • la pasticceria Sarah Sweet per assaggiare alcune prelibatezze mediorientali;
  • Hammoud fa dei falafel strepitosi;
  • Udaya Spices è un mercatino-negozio di spezie se amate i sapori indiani;
  • Jasmine è una catena di cucina mediorientale;
  • Tella Balls fa ciambelle e pancakes da leccarsi i baffi;
  • Laziza è ottimo per pizza, manoush e caffè turco;
  • l’Authentic Thai Delight è il mio ristorante thai preferito.

 

questo è il mio caffè preferito 🙂