Tanto tempo fa la paladina della giustizia intraprese una missione in una terra lontanissima….ehm no ricominciamo… ok poco più di un anno fa sono arrivata in Giappone per un viaggio di un mese alla scoperta di questo paese che forse un po’ tutti pensiamo di conoscere: ne adoriamo la cucina, la gentilezza estrema, un po’ tutti siamo cresciuti a “pane e anime” (o perlomeno tutti quelli della mia generazione un po’…ecco…datata diciamo), ma viaggiare in Giappone è un’altra cosa. Direi un’esperienza quasi ultraterrestre.

Perché sì a primo impatto mi sono sentita su un altro pianeta: scritte e suoni che non conoscevo, che non riuscivo a decifrare. L’impatto con la lingua giapponese è stato un po’ ostico per me che ho sempre viaggiato in luoghi in cui bene o male riuscivo a comunicare in inglese o in spagnolo, ma in Giappone non tante persone, e tra questi anche i più giovani, non parlano inglese. Una cosa che inizialmente non capivo, insomma siamo nel 2019! Poi però ti rendi conto che forse i secoli di isolamento, la Seconda Guerra Mondiale e gli anni di occupazione americana hanno influito sul sottile rifiuto che si percepisce della cultura occidentale e soprattutto americana, che nonostante gli Starbucks e i McDonald, il Giappone è uno dei pochi baluardi che ancora resiste all’invasione imperialistica della cultura americana, uno dei pochi paesi che ancora fa scudo attorno alle proprie tradizioni e alla propria lingua. Un popolo di samurai, che al contrario di quello che si pensa, non si sono “estinti”, ma vivono ancora oggi negli animi dei giapponesi, fedeli e leali al proprio paese e alla propria cultura proprio come lo erano i samurai verso i daymo, i signori feudali del periodo Edo.

All’inizio, devo ammetterlo, mi sono sentita un po’ spaesata in questo modo in cui la lingua e la scrittura erano per me incomprensibili, ma poi se è vero che quando uno dei sensi manca, gli altri si accentuano, come per magia tutto il resto mi è arrivato enfatizzato, una vera esplosione di emozioni: gli odori di cibo che si facevano strada tra le bancarelle dei mercati e il profumo di incenso dei templi, la vista degli abbaglianti cartelloni al neon del centro di Tokyo che non riescono ad offuscare la luce delicata emanata dai petali di ciliegio, la cui delicatezza mi ricorda la seta dei kimono.

Ma in realtà io non ero in Giappone né per il cibo, né per i luoghi, o perlomeno non solo: il mio obiettivo era uno. Incontrare Sailor Moon.

La mia “conoscenza” con Sailor Moon inizia quando ero ancora alla scuola elementare e ben presto è diventata la mia serie preferita assieme ad altre. Ma la mia passione non si limitava semplicemente a guardare la serie o leggerne i manga: no, no! Mi ricordo ancora i pomeriggi estivi trascorsi con mia sorella e la mia amica di infanzia Lara a interpretare i nostri episodi preferiti, calandoci nei panni delle Sailor! Tutto partiva dalla stesura dei copioni, la preparazione dei vestiti e dei nostri scettri magici, le musiche, ecc. un vero piccolo laboratorio creativo. In Giappone ho scoperto che oggi ci chiamerebbero “cosplayer”, il che devo dire fa molto più “figo”.

Ma dove si nasconderà Sailor Moon, la guerriera dell’amore e della giustizia, nella Tokyo di oggi? Sarà invecchiata? Si sarà sposata con Marzio (alias Milord) o avrà finalmente capito che la figura di Marzio rappresentava nella serie un po’ il prototipo di uomo: arrivava alla fine di ogni battaglia, con un’entrata scenografica, per poi non combinare nulla, anzi il più delle volte erano le Sailor che dovevano salvarlo. Tanto rumore per nulla, insomma.

Sono partita proprio dal suo tranquillo quartiere di Tokyo in cui viveva: Azabu Juban. Oggi è una delle zone più alla moda della città, con caffè stravaganti e boutique alla moda. Alcune delle proprietà immobiliari più costose di Tokyo si trovano qui, essendo l’area in cui si trovano le ambasciate straniere e dove abitano tanti uomini d’affari. Si tratta di un quartiere abbastanza centrale ma poco visitato in realtà dai turisti.

Azabu Juban non si trova molto lontano da Shibuya e per questo ho pensato che forse Sailor Moon amava andarsene a spasso per Shibuya, il quartiere dove personalmente ho trascorso gran parte del mio tempo a Tokyo e dove mi sono sorpresa a vedere la neve cadere tra i grattacieli di Tokyo. Saranno le luci, la folla o i colori che mi incantavano, non lo so spiegare, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle strade di questo quartiere, soprattutto il suo famoso incrocio: un centrifugato di anime e sorrisi che ti ipnotizzano. Vite che si incrociano centinaia di volte al giorno e ti vien voglia di farne parte: attraversare l’incrocio di Shibuya è come sentirsi parte di un qualcosa.

Incrocio di Shibuya a Tokyo

Regno delle mode e delle tendenze giovanili, Shibuya è anche il regno delle Ganguro: giovani ragazze dalla pelle super abbronzata e i capelli biondissimi. Molto diverso dalla classica giapponese dai capelli scuri e la pelle porcellana.

 

Le Ganguro

Ma forse Sailor Moon non si trovava a Shibuya. Forse dopo anni di attività da guerriera si era ritirata, ormai “in pensione” in un quartiere tranquillo e residenziale di Tokyo, come il mio: Meguro.

 

Meguro, i fiori di ciliegio e la criminalità

Fermandomi un mese in Giappone per la ricerca di un appartamento mi sono affidata all’agenzia Borderless House, perfetta per trovare una stanza in un appartamento condiviso con ragazzi giapponesi e di tutto il mondo. Se andate in Giappone per lunghi periodi ve la straconsiglio per fare un’esperienza diversa dal solito. E proprio grazie all’agenzia ho trovato casa nell’affascinante Meguro.

Lontano e diversissimo dalle luci scintillanti di Shibuya, Meguro è stata la mia residenza durante il mio mese in Giappone. Qui tra vicoli silenziosi di case, piccoli convenience store e caffetterie che spuntano all’angolo dei viali e accanto alle stazioni, sembra di essere perennemente nella vignetta di un manga. E proprio nelle mie mattinate trascorse a lavorare al cafè vicino a casa, nel mio posto “fisso” con vista sulla strada, mi immaginavo di vedere a un certo punto Sailor Moon passare di lì come una delle tante mamme giapponesi che osservavo andare a passeggio con i bimbi piccoli, vestiti in maniera impeccabile. Insieme al mio inseparabile compagno di viaggio (il mio computer !) e con un matcha latte accanto, ho capito perché Sailor Moon come altri personaggi dei manga giapponesi si ritrovavano a combattere con nemici provenienti da altri pianeti o a dover fare i conti con avversari “interiori”, come le proprie paure e fragilità: in un paese con una criminalità praticamente inesistente, non c’è bisogno di alcun eroe a proteggere le città.

E questo aspetto, da donna che viaggia sola e da “nomade digitale” è quello che mi ha più piacevolmente stupito del Giappone. Non immaginate la piacevole sensazione di alzarsi dal tavolino del bar per andare ad ordinare un caffè o andare al bagno e lasciare tranquillamente il computer e lo zaino con soldi e documenti al tavolo, senza dover chiedere a nessuno di tener d’occhio le tue cose. Un paradiso! Questo rispetto per le regole e per gli altri è così estremo da sembrare a volte quasi irreale o non umano: lo noti quando in attesa del treno i giapponesi si allineano in una fila perfetta di fronte all’ingresso dedicato dei vagoni. Nessuno un po’ più a destra o a sinistra, nessuna doppia fila o caos: la perfezione. Arrivi a chiederti: “Ma sono umani?”. “Ma possibile che nessun giapponese si svegli di cattivo umore al mattino e dica: basta, oggi non voglio rispettare la fila!”. Tutto questo mi ha portato a chiedermi se i giapponesi provino davvero emozioni, se si arrabbino, se abbiano mai mandato a quel paese qualcuno: i movimenti robotici, le espressioni indecifrabili del viso, tutto appare come impeccabile.

 

Naka-meguro e i fiori di ciliegio

Poi un giorno di primavera decidi di andare a Naka-meguro, la zona hipster più popolare di Meguro e qui accanto alle rive del fiume, ritrovi gli stessi giapponesi emozionarsi per i fiori di ciliegio, stare per ore e ore ad osservarli, incantati di fronte ai petali rosa che si adagiano sulle acque del fiume, metafora di una vita fragile e di una bellezza effimera, ma che non muore mai. Ritorna, anno dopo anno.

i ciliegi a Naka-meguro

 

Akihabara, il regno dei manga e degli anime

O forse Sailor Moon si trovava ad Akihabara? Del resto, il regno dei manga potrebbe essere il luogo preferito: decine e decine di negozi in cui la paladina della giustizia ormai in pensione può rivivere con nostalgia le sue imprese attraverso manga e anime.
In questo quartiere vivace e colorato si concentrano negozi e centri commerciali di elettronica e dedicati alla “cultura otaku”, ovvero tutto ciò che riguarda il mondo di manga, anime e videogiochi. Basta entrare in qualunque edificio per ritrovarsi circondato da sfilze interminabili di action figures, oggetti da collezione, manga e graphic novel. Un mondo surreale, quasi fantastico, quello di Akihabara, popolato da ragazze vestite da governanti del passato e maggiordomi che servono tè e dolcetti in un ambiente molto kawaii (che possiamo tradurre come “puccioso”??).

Akihabara

Una settimana a Osaka

Nella mia ormai esasperata ricerca di Sailor Moon, me ne vado una settimana ad Osaka. Un viaggio sullo spaziale treno proiettile (a bordo del quale ti chiedi se finirai per atterrare su un altro pianeta e sarà così l’inizio di un nuovo manga di cui tu, ovviamente, sei il/la protagonista) e via che si va verso Osaka, una città dall’anima molto diversa da Tokyo. Scena gastronomica al top, vita notturna spensierata e soprattutto i suoi romantici tramonti. Osaka per me è la città dei tramonti che non dimenticherò mai.

i tramonti di Osaka

Grazie ad un programma di “exchange” di Borderless House è possibile trascorrere un periodo di tempo in un appartamento in una delle città in cui l’agenzia opera. Rispetto all’appartamento di Tokyo devo dire che la casa di Osaka era una vera reggia: due piani molto grandi con diverse stanze, una grande cucina e un ampio salotto dove alla sera potete sedervi a chiacchierare o a mangiare con i vostri coinquilini.

Come altre città del Giappone, Osaka è un luogo che racchiude passato e presente del paese, con il suo castello carico di storia, i templi, ma anche le gallerie dello shopping e le zone illuminate dalle luci al neon dei cartelloni pubblicitari che rappresentano l’anima più vivace e colorata di Osaka. Il mio luogo preferito? Dotonbori: una grande area moderna in stile “Las Vegas” dove tra granchi giganteschi e clown che sembrano osservare il via vai di gente dall’alto degli edifici, scorre da 400 anni un pittoresco canale dove i tramonti sono un qualcosa di magico.

Dotonbori a Osaka

Come dicevo Osaka è soprattutto una città dove “si mangia” e quindi capirete che io e Osaka siamo subito entrate in sintonia. Perché in fondo tutta questa ricerca di Sailor Moon mi aveva messo fame, e del resto anche Bunny era golosissima, quindi forse era molto più probabile che me la sarei ritrovata a mangiare nel tavolino accanto al mio in uno dei tanti ristoranti della città. E poi a Osaka ci sono due specialità che non potevo perdermi: l’okonomiyaki (una sorta di frittata con un po’ di tutto) della catena Chibo e la sofficissima cheesecake di Rikuro Ojisan.

 

Okonomiyaki a Osaka

viaggio in GIappone

la cheesecake di Rikuro Ojisan a Osaka

E Osaka è anche una base eccellente per visitare Kyoto e Nara perciò nel mio caso rappresentava una posizione strategica per allargare il mio raggio di ricerca.

 

Che Sailor Moon fosse diventata una geisha di Kyoto?

Forse stanca della sua popolarità, Sailor Moon potrebbe aver deciso di ritirarsi dalla sua vita di paladina della giustizia per diventare una delle geisha che si esibiscono nello storico quartiere di Gion, a Kyoto. Del resto con indosso il make-up, i costumi e le acconciature di una geisha, nessuno l’avrebbe riconosciuta. Gion è un luogo di quelli che pensi esistano solo nelle immagini disegnate dei manga, invece esiste davvero. Piccoli vicoli deserti su cui si affacciano casette in legno, le lanterne rosse che scendono accanto agli ingressi, un fascino discreto e raffinato, come quello delle geisha che con i loro movimenti leggiandri incantano il pubblico. Aspetta un attimo: leggiadri?? Se c’è una cosa che Bunny non aveva era proprio la leggiadria e in quello ci siamo sempre assomigliate: entrambe goffe e maldestre.

Nonostante anche questa volta la mia missione sia stata un buco nell’acqua, ne ho approfittato per farmi un giretto a Kyoto, raggiungendo il tempio Kiyomizudera per vedere la città dall’alto, curiosare tra le bancarelle del Nishiki Market e perdermi un po’ nelle atmosfere retrò dell’antica capitale del Giappone.

Vi lascio un po’ di foto di Kyoto perché Kyoto non è una di quelle città di cui riesci a descrivere la bellezza, ma le immagini parlano da sole 🙂

 

Chiedere consiglio ai cervi di Nara

L’ultima mia speranza erano loro: i cervi di Nara. Considerati messaggeri delle divinità dalla religione shintoista, chi meglio di loro avrebbe potuto dirmi dove trovare Sailor Moon? E così dalla stazione mi avvio verso il Tempio Todaiji, il più importante di Nara, che si trova proprio vicino al parco dei famosi cervi. Nara è anche la città dei templi, ce ne sono tantissimi, e una delle mie teorie è che forse Sailor Moon si era rifugiata proprio in uno di questi luoghi, un po’ come i vecchi imperatori e samurai della storia giapponese, che sconfitti o ricercati diventano monaci presso i templi.

Nella mia passeggiata verso il Parco di Nara sono stata distratta da uno spettacolo surreale: la preparazione dei mochi (dolcetti giapponesi al riso) fatti a mano con una tecnica particolarissima, a metà tra il comico e lo spaventoso, che si può vedere nel negozio più famoso di Nara (che ho scoperto si chiama Nakatanidou). Credo che il video qui sotto vi spieghi tutto, ecco.

 

Giunta infine di fronte alla mandria di cervi che popola il parco di Nara mi sorsero i primi dubbi: come ci si presenta di fronte ad un messaggero delle divinità? Qualcosa del tipo “buongiorno signor messaggero…” oppure meglio “buongiorno santissimo messaggero degli dei…”? Rimuginando, rimuginando ho capito che il miglior modo per approcciarmi a loro era con “un’offerta divina”, ovvero i cracker: sì, degli snack che si acquistano nelle bancarelle lungo il viale del parco. In questo modo risolto il problema: sono i cervi che si avvicinano a te! Urrà! Il problema è che poi nessun cervo sembrava interessato a rispondere alle mie domande: mangiato il cracker, mi trattavano con un po’ di sufficienza.

Io e il mio amico cervo 🙂

Il triste ritorno a Tokyo

E così, affranta e senza ormai più tempo a disposizione nella Terra del Sol Levante, ho fatto ritorno a Tokyo, per godermi gli ultimi giorni prima del rientro in Italia. Nonostate il totale fallimento della mia missione, il viaggio in Giappone è stata una meravigliosa occasione per viaggiare un po’ con la bambina che ero e sognare tra i luoghi di questo incredibile paese attraverso i personaggi che hanno popolato la mia infanzia. Il Giappone è oggi per me mondo magico dove si resta sempre bambini.

 

E voi avete un personaggio reale o inventato che amate e che vorreste incontrare durante un vostro viaggio?

 

Io e Kyoto 🙂

PS. Di recente ho scoperto che è stato inaugurato un ristorante a tema (Sailor Moon Shining Moon) dedicato a Sailor Moon proprio nel quartiere di Azabu Juban! E oltre alle specialità a tema del menù, ci sono rappresentazioni teatrali di attori (tra i quali sono sicura si nasconde anche la vera Sailor Moon!) che interpretano le scene più famose. Una buona scusa per farmi un altro viaggio in Giappone e continuare la mia ricerca!