Ellis Island è per me il luogo da cui partire quando si visita di New York, la prima tappa proprio come lo è stata per i tanti immigrati che sono approdati qui tra la fine dell’800 e la Seconda Guerra Mondiale.

Perché è qui che è nata New York. Non nel vero senso della parola, insomma New York esisteva già, ma qui si è formata la New York che conosciamo oggi, quella metropoli dove lingue, cucine e culture diverse si sono intrecciate perfettamente, quasi a completare un unico grande puzzle. Ed è da qui che la Grande Mela è divenuta il simbolo di libertà, di terra promessa, di quel sogno americano che tanto ha reso famosa l’America.

Un sogno americano spesso travisato e mal interpretato. E lo si capisce mettendo piede ad Ellis Island. Si tende a credere che l’American Dream equivalga alla prosperità economica: l’idea che l’America sia una terra di opportunità dove, con il duro lavoro e un pizzico di fortuna, fare soldi e avere successo è diffuso da sempre, ma il sogno americano per gli immigrati che arrivavano a Ellis Island non era questo. Non era solo questo.

E lo si comprende ascoltando i racconti, le storie e le testimonianze che accompagnano il percorso dei visitatori all’interno del Museo dell’Immigrazione di Ellis Island. Nelle sale troverete una serie di “cabine” del telefono e alzando la cornetta si ha la possibilità di ascoltare le voci registrate degli immigranti che raccontano il viaggio travagliato, l’arrivo e la lunga trafila di procedure che dovevano affrontare prima di poter arrivare a New York, dal controllo sanitario alla temuta “intervista” con gli addetti all’immigrazione.

È come fare un viaggio indietro nel tempo, un momento emozionante e che mette i brividi perché mentre sei lì, come se stessi parlando con un amico al telefono che ti racconta la giornata, percepisci la gioia, il dolore, la speranza, le aspettative e tante altre emozioni che ricorrono in una parola, pronunciata da tutti: libertà.

“Liberty is a breath word”

è la frase pronunciata da un immigrato quando per la prima volta si trova di fronte alla Statua della Libertà. Il loro sogno era quello: avere finalmente la libertà. La libertà di ricominciare da zero, libertà dalla guerra e dalla fame, la libertà di inseguire i propri sogni arrivando in una Terra in cui a nessuno importava chi eri e da dove venivi. Sapevano che non sarebbe stato facile:

“Non avevamo niente con noi, solo qualche vestito. Ma eravamo liberi”

È il ricordo di un’altra immigrata.

La vita di un immigrato a quell’epoca non era affatto facile. Dovete pensare che a quel tempo la tecnologia non esisteva, pochissimi parlavano inglese e l’America era un Paese totalmente sconosciuto, di cui si erano sentiti racconti di parenti o amici, ma non si aveva nemmeno una vaga idea di come fosse. Per molti sbarcare in America significava anche riabbracciare i propri cari dopo tanti anni: la sala di attesa in cui i familiari attendevano i nuovi arrivati venne ribattezzata “The Kissing Post of America”.

Visitare Ellis Island è un’esperienza unica, difficile da descrivere tante sono le emozioni che si provano e gli aneddoti che si scoprono, alcuni molto interessanti e curiosi, attraverso vecchi registri, immagini in bianco e nero e cartelli informativi. Si scopre così che le prime persone che incontravano gli immigrati erano i volontari delle oltre 40 associazioni religiose e no profit, che fornivano alle persone stremate dal lungo viaggio dei vestiti, qualche moneta, un caffè e “uno strano dolce rotondo mai visto”, che impareranno poi a conoscere con il nome di donut. Si scopre anche che uno degli interpreti che lavorava a Ellis Island era Fiorello La Guardia, quello che da lì a poco sarebbe diventato il sindaco di New York. Si conosce la storia poco raccontata delle “Picture Brides”, le giovani aspiranti mogli che arrivavano a New York per sposarsi con un connazionale, con il quale si erano solo scambiate delle lettere e una fotografia. Erano tanti infatti gli uomini che cercavano una moglie che condividesse le proprie usanze e la propria lingua, quindi spesso la cercavano nel Paese d’origine. Si sorride leggendo la storia della quindicenne irlandese Annie Moore, la prima immigrata a passare i controlli di Ellis Island, che ricevette in dono una moneta da 10 dollari.

Il percorso di visita del Museo di Ellis Island segue passo passo il percorso degli immigrati e non a caso il traghetto che parte da Battery Park ferma come prima tappa alla Statua della Libertà: era la prima cosa che vedevano gli immigrati arrivando a New York. Una volta entrati nel museo si parte dall’atrio, dove c’era la Baggage Room: un ammasso di vecchie valigie ricorda gli istanti dello sbarco. Da lì si passava alla Registry Room, un’ampia sala dove ci si registrava e iniziava la lunga attesa che separava molti immigrati da un nuovo destino nella Grande Mela, mentre altri da un ritorno fatto di lacrime.

Come andare ad Ellis Island.

L’ingresso alla Statua della Libertà e al Museo di Ellis Island è compreso nel biglietto del traghetto. Sul sito della State Cruises, la compagnia ufficiale che gestisce i traghetti, troverete i biglietti da acquistare, con varie tipologie di tour, ma potete anche acquistarli in loco, presso la biglietteria di Castle Clinton. Infine il New York City Pass include già il trasporto.