Mettete un sabato pomeriggio di inizio inverno a Sydney, ma uno di quei giorni in cui sembra di essere in primavera. Il sole splende in cielo. Siamo alla fine del lockdown. Il crepitio delle foglie secche è il sottofondo sinistro perfetto per questa mia gita pomeridiana a Campbelltown, un sobborgo-città che non solo millanta di essere il nuovo centro artistico e culturale di Sydney, ma è anche stato teatro di tragedie e misteri irrisolti. E capiterete quindi perché non vedevo l’ora di visitare questo posto lontano dall’immagine glamour e da villeggiatura balneare perenne di Sydney. Finalmente azione! Thriller! Delitti e fantasmi!

Appena esci da Sydney i palazzi lasciano il posto a dolci colline punteggiate qua e là da mucche e fattorie che dalla strada sembrano piccoli puntini lontani, salvo poi attraversare qualche tratto di bush, una giungla fitta e selvaggia che si riapre per dar spazio al campus universitario e alle villette perfette di Campbelltown. Prati curati e casette nuove, viali ampi e alberati dove sembra non ci sia anima viva. In effetti Campbelltown è la città dei fantasmi. O meglio, la città del fantasma. Il fantasma di Fisher. Al quale è dedicato anche un festival annuale che neanche a farlo apposta si tiene a novembre: il Fisher’s Ghost Festival.  Una di quelle stranezze australiane a cui forse non mi abituerò mai. Ed è bello così.

Campbelltown Arts Centre
Campbelltown Arts Centre

Chi era Fisher?

Frederic Fisher era un contadino australiano arrivato dall’Inghilterra che il 17 giugno 1826 scomparve improvvisamente. Il suo amico e vicino George Worrall affermò che Fisher era tornato nella sua nativa Inghilterra e che, prima di partire, gli aveva affidato le sue proprietà e attività commerciali. Lo stesso Worrall affermò in seguito che Fisher gli aveva scritto per avvertire che non sarebbe tornato in Australia comunicando anche l’intenzione di cedere la sua fattoria a Worrall. Già forse qualcuno tra voi appassionato lettore di gialli avrà capito com’è andata la storia. In pratica Worrall uccise Fisher per impossessarsi dei suoi terreni. Ma purtroppo il suo piano fallì miseramente: un giorno un uomo rispettabile accorse nella locanda del paese dicendo di aver visto il fantasma di Fisher seduto su un ponte che gli indicò un punto oltre il torrente.  La polizia decise di perlustrare il sito e furono così scoperti i resti del corpo di Fisher assassinato sepolto accanto al torrente. George Worrall fu arrestato per il crimine, che confessò, e venne successivamente impiccato.

Il festival del fantasma di Fisher

E così ogni anno si ricorda questa storia popolare con il Fisher’s Ghost festival, trasformato come accade spesso da queste parti in un evento per famiglie, con giochi, giostre, bancarelle e simpatici fantasmini che se ne vanno salterellando in giro.

Emily Cottage

Un’altra storia di cui non ero a conoscenza è quella legata all’Emily Cottage, una casetta piccina che sembra uscita dalle fiabe con la sua insegna in legno che svolazza al vento, la lampada vintage all’esterno della casa, i dettagli decorativi in ferro, la tendina ricamata che si intravede attraverso le piccole finestre. Ma l’aspetto fiabesco trae in inganno perché in quella camera da letto al secondo piano si sarebbe consumata una disgrazia, un terribile incidente: una ragazza di nome Emily Denmead sarebbe morta uccisa da un fulmine che la colpì attraverso la finestra. Dico sarebbe perché secondo le ultime ricerche sembra che in realtà a morire fu la sorella di Emily, Mary Ann.

Al di là di questo terribile fatto, ciò che colpisce è che questa casetta sia rimasta in piedi per oltre 200 anni. E oggi se ne sta qui, sulla via che porta al Museo di Arte contemporanea di Campbelltown, non curante delle strutture moderne e dei parchi che odorano di barbecue tutt’intorno. Un po’ come a fregarsene del progresso e del passare degli anni. E in tutti questi 200 anni (ben portati) l’Emily Cottage ha vissuto tantissime vite: da casa-bottega a macelleria a conduzione familiare, locanda per gli avventori, bar cittadino e dimora di un artista locale. Insomma ne ha viste passare tra le sue mura.

Campbelltown Sydney
Emily Cottage Campbelltown Sydney

Campbelltown Arts Centre

Un altro motivo per cui ero diretta a Campbelltown era per visitare il Campbelltown Arts Center che offre un programma multidisciplinare con mostre ed eventi temporanei. Al momento della mia visita era in programma la mostra temporanea “Nirin” parte della Biennale di Sydney che si svolge in varie location della città. Prendendo spunto dal linguaggio indigeno (nirin significa infatti “margine” in una delle lingue aborigene) si parla delle comunità locali del mondo e di popoli indigeni e minoranze attraverso lo sguardo degli artisti.

Giardino giapponese del museo e cafè

Giardino di sculture e giardino giapponese

Il museo comprende anche un giardino di sculture esterno che però non mi ha particolarmente colpito, e un grazioso giardino giapponese che presenta tutti i classici elementi che ci si aspetta: un laghetto con pesci colorati, un padiglione e un giardino zen di sabbia e rocce dove fermarsi a meditare. Dopo aver passeggiato nel giardino, che mi ha fatto tornare alla mente il mio viaggio in Giappone, era il momento di una pausa caffè all’Arts Center Café, che si affaccia proprio sui tranquilli giardini giapponesi, l’ideale per concludere la giornata e considerato che era la prima volta che mi sedevo a gustare un cappuccino al tavolo di un bar dall’inizio del lockdown di Sydney, è stato un piccolo momento di gioia.

La gioia delle cose semplici e banali che però mi sono mancate.

Giardino Zen Campbelltown Arts Centre
Giardino Zen Campbelltown Arts Centre
Campbelltown arts centre cafè
Il cappuccino :-)